Per la festa della donna (festa maschilista che non
condivido affatto, dato che le donne meritano molto di più di un semplice
giorno all’anno come contentino!) non potevo scegliere miglior serie di cui
parlarvi, GCB (ovvero Good Christian
Belles..o Bitches).
Serie tutta al femminile dove, tra un versetto della Bibbia e
l’altro, un gruppo di perfide donne schifosamente ricche di Dallas tenta di
vendicarsi delle angherie subite al liceo da parte della loro ex compagna di scuola, la
tipica Mean Girl, che però ora è una seria madre di famiglia che cerca solo di
rifarsi una vita dopo la morte del marito, tornando a vivere con la madre nella sua città natale.
La serie annovera nel suo cast Leslie Bibb (la protagonista)
che qualcuno di voi ricorderà come Brooke McQueen di Popular, prima serie ideata da Ryan Murphy! E rimanendo in zona
Murphy, spicca assolutamente Kristin Chenoweth (la leader del gruppo delle
nuove Mean “Girls”) che oltre ad una grandissima carriera a Brodway (notare che
le canzoni che fanno da sfondo al pilot sono cantate proprio da lei con un
numero anche nel finale), ha interpretato per alcuni episodi la dolce e
alcolizzata April Rhodes in Glee. Ed
è decisamente il personaggio più interessante e divertente.
Lo stile del pilot, e probabilmente della serie in sé, può
essere ben rappresentato già dalla prima scena: il marito di Amanda (la Bibb ) presi i soldi della
famiglia (si scopre essere un truffatore) scappa con la migliore amica della
moglie, ma durante la loro fuga lui…ehm…diciamo che viene distratto da un “servizietto”
di bocca della sua amichetta, finendo fuori strada e morendo.
Insomma è evidente la volontà di trattare quelli che sono un
po’ i soliti temi da drama in modo caricaturale, in un' ottica decisamente
irriverente e burlesca.
C’è chi già critica questa eccessiva ironia, e di certo i
passi della Bibbia o gli aneddoti su Gesù che usa soprattutto Carlene (la Chenoweth ) per
giustificare le sue malefatte, faranno storcere il naso a qualche credente. Ma
ricordiamoci che è la satira di una società assolutamente reale, mostrandone
tutti i vizi e i lazzi (e a proposito di lazzi, l’atmosfera da rodeo-cowboys-vecchio
West è ovunque. Siamo a Dallas dopotutto!).
Insomma tra vecchi rancori, nuove vite, personaggi
grotteschi e caricaturali, mariti con torbidi segreti e le messe della domenica,
ci sarà sicuramente da divertirsi (qualcuno già parla di un nuovo Desperate
Housewives, ma gli ascolti del pilot non sono molto soddisfacenti). Però la cattiveria nascosta dai sorrisi finti da buone
cristiane in alcuni punti è un po’ fastidiosa a mio parere. Spero che in
seguito la povera protagonista riesca a farsi perdonare integrandosi in questa
pittoresca comunità.
Vostro David
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