venerdì 23 maggio 2014

Spazio ai vecchi: Bilancio sulle serie classiche 2013-2014

Continua il riepilogo della stagione televisiva che si è appena conclusa, in attesa degli show che ci terranno compagnia quest’estate (specie le ultime stagioni di True Blood e The Newsroom!). Dopo aver parlato delle nuove proposte che sono nate (e alcune anche morte) quest’anno, è tempo di fare un po’ il punto tra alcune delle serie che ci fanno compagnia già da diversi anni. Il fatto che un telefilm abbia un gran successo e longevità non implica, purtroppo, che rimanga sempre di ottima qualità, anzi spesso a lungo andare si tende ad introdurre storie sempre più ridicole senza curarsi troppo delle reazioni degli spettatori e degli alti e bassi degli ascolti che neanche le montagne russe. 

L’ondata di crisi creativa percepita lo scorso anno ha in parte avuto seguito in questo, ma i grandi show sanno fortunatamente anche recuperare molto bene e la struttura in due parti che sta prendendo sempre più piede può dare una mano a dimenticare certe scelte in favore di archi narrativi nuovi e migliori.
Diamo uno sguardo più da vicino:

Per me è…NO

Revenge: la seconda stagione è stata un completo disastro e lo avevano capito anche loro dato che hanno liquidato tutti gli affari in sospeso in poche battute all’inizio di questa terza. In effetti l’andamento è andato migliorando, soprattutto quando con ultimatum (a dir poco ridicolo, ma ok) Emily ha dovuto portare a termine la sua Vendetta sui Greyson e il matrimonio con quel pirla di Daniel. Ovviamente qualcosa è andato storto e nessuno ha avuto il suo happy ending, innescando un’altra serie di contorte vicissitudini nella seconda parte di stagione. Parecchi alti e bassi che alla fine un po’ hanno stufato. Fantastico però il finale di stagione in cui finalmente qualcosa va per il verso giusto, oltre alla resurrezione più stupida (anche se in parte prevedibile) dell’anno seriale. Ovviamente rinnovata, inutile sperare in una riduzione di episodi che per una serie come questa farebbero solo del bene, ma alla fine amiamo Emily Thorne e la continueremo a seguire.



Glee: sapevamo che questa non sarebbe stata una stagione facile, l’improvvisa scomparsa di Cory Monteith, alias Finn, lo scorso luglio ha modificato radicalmente le sorti dello show (che a detta del suo stesso creatore, Ryan Murphy, sarebbe dovuto terminare proprio col matrimonio tra Rachel e Finn), e non è stato facile recuperare la leggerezza che tanto caratterizzava la serie anche quando parlava di cose serie. In ogni caso è esploso un vero e proprio caos a livello di trama, l’ultimo anno della seconda generazione del Glee Club è durato quasi un anno e mezzo ed è culminato con un commovente ma non straordinario 100° episodio con un po’ di personaggi vecchi e nuovi riuniti. Le speranze allora si sono tutte spostate a New York e sulla coppia Rachel-Kurt con i loro problemi e i loro sogni (ridicolmente realizzati continuamente). Non mancano degli episodi più carini di altri, ma tutto ormai è alla deriva e la sesta (e ultima) stagione si prospetta piuttosto dolceamara per un telefilm che ha dato tanto alla tv ai suoi tempi d’oro.


The Vampire Diaries: partita con le peggiori premesse (una fra tutte l’addio degli Originali, specie Klaus, che hanno fatto meglio in una loro indipendente serie), questa è stata quasi inevitabilmente la peggior stagione di sempre. Nonostante la trama sempre più assurda TVD ci ha sempre regalato tante emozioni con i suoi colpi di scena e personaggi accattivanti, invece la quinta stagione è stata noiosa, molto noiosa. Terminati i personaggi secondari da uccidere hanno iniziato ciclicamente a uccidere-resuscitare i principali (fino al ridicolo finale in cui sono praticamente morti tutti) e a creare alter ego continui con le sembianze di Elena e Stefan (costava troppo assumere altri attori??). Speravamo in un qualcosa di nuovo quando Elena e le sue amiche hanno iniziato il college, e invece al campus ci avranno passati scarsi 4 episodi in tutto, tornando di continuo a Mistic Falls (era già stato un miracolo farli diplomare, ma passare gli esami al college quando stanno sempre in giro come si fa?!), senza parlare dell’amore tormentato tra Elena e Damon che è diventato davvero insopportabile. Il finale è stato abbastanza forte (ma la morte si sa qui non è mai una certezza), però nel caso le cose non vengano modificate drasticamente da qualche incantesimo random, potremmo forse assistere ad un cambiamento importante (e forse positivo) nella sesta stagione. Vedremo!

Pretty Little Liars: non è certo una novità, ma finalmente ho trovato un modo per seguire la serie in modo più sopportabile: vedersi 3-4 episodi di seguito!

New Girl: mi dispiace moltissimo, ma questa stagione della comedy numero 1 degli scorsi anni ha subito un forte calo. Resterà memorabile l’episodio con Prince come guest star, ma il resto è stato piuttosto fiacco, sebbene erano 3 stagioni che attendevamo la coppia Jess-Nick. (PS: ora che Coach è tornato, non si potrebbe eliminare Winston?! È così inutile). L’unico che si salva è quel pazzo di Schmidt che fa sempre ridere (anche se si deve decidere: ama o no Cece??).


Promossi..ma con riserva

Elementary: diventato sempre più un poliziesco classico, con casi che toccano l’assurdo pur di dare un senso all’uso della brillante mente di Sherlock, si è ripreso molto con gli ultimi episodi e la svolta finale. Impaziente di vedere la prossima stagione e di ritrovare la sempre splendida Lucy Liu.

Once Upon A Time: una stagione che fa per due è proprio il caso di dirlo. Due cattivi, Peter Pan e la Strega dell’Est, due location, L’isola che non c’è e una Storybrook uguale ma diversa, nuove alleanze, nuovi amori, nuovi flashback, un finale di mid season che li separa (che poteva benissimo essere un finale di serie per come era stato costruito!) e un finale di stagione con doppio episodio che mi è piaciuto molto (adoro i viaggi nel tempo, mi ricordano tanto Streghe), un po’ meno gli ultimi 3 minuti con un colpo di scena poco elegante (per usare un eufemismo) e un nuovo cattivo in arrivo piuttosto…ehm…bizzarro, diciamo così.
La quarta stagione è in arrivo e i personaggi delle favole iniziano a scarseggiare. CI vediamo a settembre!

The Big Bang Theory: ci fa tanto ridere anche dopo 7 anni, inutile negarlo. La trama spesso non c’è ma ci piace così. Nuovi record di ascolti che dimostrano la forza di una comedy che non perde un colpo. Piccola nota negativa: scusate ma non riesco ancora a digerire l’irritazione dell’episodio in cui, una volta deciso finalmente di comprare un tavolo da pranzo (mi chiedevo da anni perché non ne avessero uno), è stato subito tolto perché a Sheldon non piacciono i cambiamenti. Come viziare un bambino un po’ troppo cresciuto. Io adoro Sheldon come tutti, ma certe volte due sberle gliele darei. Interessante il finale!


American Horror Story: Covent: l’idea di avere una congrega di streghe quest’anno mi entusiasmava da pazzi, lo sapete, ma alla fine dei giochi devo dire che Asylum continua ad essere la mia stagione preferita. Non so mancava qualcosa, non hanno sfruttato a pieno il potenziale della storia secondo me. Certi episodi assolutamente degni di nota, ma altri un po’ superflui e nonsense. Non mi ha convinto a pieno. Il prossimo anno con American Horror Story: Freak Show ci sposteremo in un circo itinerante maledetto e ho già la pelle d’oca, quanti incubi mi verranno sul clown killer?!




Scandal: ridateci la prima stagione da 7 episodi!! Adoro Olivia Pope, adoro la sua interprete Kerry Washington, ed è stato esilarante vedere come cercavano di coprire la sua gravidanza (borse, lampade, cartelle, cappotti enormi, inquadrature distorte) però basta con questo presidente, basta con queste cospirazioni. Rivogliamo la Olivia Pope and Associates, ma forse è chiedere troppo dato che ora Olivia è scappata e Harrison è morto (sì è morto sicuro dato che Shonda ha licenziato l’attore che lo interpreta!). Ma soprattutto, altri 4 anni con quel pirla di Fitz come presidente degli Stati Uniti?!?


Molto Bene!

Arrow: cambiamenti importanti per Oliver Queen in questa seconda stagione, sempre più vicino a Freccia Verde che al Vigilante della prima, adesso ha anche la maschera! L’idea di soffermarsi su un solo super cattivo mi ha fatto un po’ storcere il naso ad un certo punto, specie per il climax apocalittico intrapreso negli ultimi episodi molto angoscianti (mi ha ricordato molto i caotici finali di Smallville), ma in ogni caso lui e la sua cricca ci piacciono sempre, specie Felicity ovviamente. Chissà se sarà all’altezza lo spin-off su Flash!

The Mindy Project: nonostante la pausa eterna (tra dicembre e gennaio prima e da gennaio ad aprile poi!!), Mindy e i suoi colleghi ci fanno sempre sbellicare dal ridere con situazioni assurde ed esilaranti. Finalmente la coppia Mindy-Danny era arrivata, ma troppo bruscamente è stata rotta, tanto da farmi chiedere se fosse stato un sogno. Carinissimo il finale!

Cougar Town: il solito cul-de-sac che l’anno prossimo ci saluterà con la sesta e ultima stagione!!

Sherlock: 3 episodi da un’ora e mezza l’uno. Non dico di fare la stessa cosa (anche perché se no tutto finirebbe troppo in fretta), ma i network americani non potrebbero prendere esempio e condensare le serie in meno episodi a più forte impatto?! Questa terza stagione poi è stata sublime. Sherlock “resuscitato”, il matrimonio di Watson e i segreti della moglie, mille piccoli casi, regia e sceneggiatura grandiose. Top!

Grey’s Anatomy: 10 anni, 10 anni signori. Rivedendo alcuni episodi a caso su La7D delle prime stagioni ultimamente, mi sembra passato un secolo, ed è così. E’ cambiato praticamente tutto e quasi non ce ne siamo accorti. Morti, abbandoni, nuovi arrivi, sparatorie, tempeste, figli, bombe, incidenti d’auto, aborti, aerei precipitati; ne sono successe di cotte e di crude, eppure Grey è sempre Grey. Se facessero altre 10 stagioni probabilmente le vedrei (il mio sogno è di vedere un giorno i figli avere un loro spin-off con Zola e Sofia BFF!). Questo però è stato l’anno dell’Addio, con la A maiuscola, quello di Cristina Young, interpretato magistralmente in questi anni da Sandra Oh. A detta sua le ci sono voluti due anni di terapia per avere il coraggio di dire a Shonda Rhimes di volersene andare, che era tempo di lasciare andare Cristina (senza ucciderla però, qualche ricomparsa la si potrà sempre fare!) e nonostante tutti noi abbiamo detto almeno una volta nella vita “Shonda ma vaffa…”, ha trovato il modo migliore per farcela salutare. Inutile negare che la sua assenza si sentirà e anche Meredith non sarà più la stessa. Non ci resta che aspettare la stagione UNDICI!


Breve postilla per altre serie “minori”: White Collar sempre bene, peccato che l’anno prossimo finisca; Covert Affairs ha preso una piega dark che non so se mi piace (rivoglio la sigla!!); Revolution cancellato ma sono a metà stagione e non posso sbilanciarmi, anche se è sicuramente migliore della prima; Hemlock Grove è una serie assurda iniziata benissimo ma dilungata troppo nonostante abbia solo 13 episodi nella prima stagione, 2 Broke Girls a ridere fa ridere ma sta perdendo smalto (lo stesso vale per Baby Daddy, Melissa & Joey, Raising Hope); per chi se li fosse persi consiglio Looking (versione gay di Girls, ma molto molto meglio) e Vicious (comedy britannica su una coppia di anziani omosessuali cinici, con uno straordinario Ian McKellen); Girls l’ho praticamente abbandonato; Da Vinci’s Demons l’ho ricominciato da poco, The Carrie Diaries cancellato senza grandi soprese, poteva regalare qualche minuto di adolescenza perduta da teen drama, ma decisamente non all’altezza come prequel di Sex and the City!


So che mancano HIMYM, Supernatural, Downton Abbey e mille altre ma datemi tempo! Con i pilot primaverili credo di aver terminato. A breve inizierò a parlarvi delle nuove serie ordinate per il prossimo anno e commenteremo insieme le prime immagini uscite!

Vostro David


martedì 20 maggio 2014

Nuovo è meglio (?): Bilancio sulle nuove serie tv 2013-2014

Lasciando da parte per un po’ i pilot primaverili, è tempo di tirare le somme per la stagione seriale appena conclusa. Rinominata la “Settimana Nera” o come la chiamo io “Settimana dei Finali”, quelli appena trascorsi sono stati 7 giorni (anzi 8 per me) di fuoco in cui le più importanti serie dell’anno televisivo si sono concluse; tra risate e lacrime, proposte di matrimonio e abbandoni e i soliti bastardissimi cliffhanger ne abbiamo viste di tutti i colori. E’ tempo di bilanci: quale comedy ha fatto più ridere? Quale nuovo show ha meritato un posto nel nostro cuore? Quale cancellazione quasi speravamo? Chi è la Talpa?? 

Citando (nel titolo) un grande maestro di vita, Barney Stinson (premetto che non ho visto l’ultima stagione di HIMYM, attendo che esca in italiano), inizio questo riepilogo parlando delle nuove serie nate in questa stagione che hanno dato le loro soddisfazioni (alcune) in un'annata non facilissima per l'ambiente.

Boom assoluto di comedy che in questi tempi di crisi risollevano piacevolmente i nostri animi. Fra le moltissime proposte hanno spiccato (con poche soprese rispetto alle previsioni):

Mom: la nuova creatura di quel birbone di Chuck Lorre targata CBS, dove la coppia madre-figlia composta da Anna Faris e Allison Janney cerca di trovare una qualche stabilità alla loro disastrosa famiglia (iniziando dai loro incontri agli Alcolisti Anonimi), era già agli inizi tra le nuove proposte più interessanti e dopo 22 episodi si conferma una comedy intelligente e assolutamente esilarante. Rinnovata dalla CBS e da me!

Brooklyn Nine-Nine: non vorrei esagerare dicendo che è stata la migliore
comedy dell’anno, ma probabilmente lo penso! Andy Samberg e tutto il cast sono stati perfetti, ogni episodio è uno spasso in questo particolare distretto di polizia, grande successo di critica (ha vinto 2 Golden Globe per Miglior Nuova Serie e Miglior Attore nella categoria Comedy) e di pubblico. Rinnovato a pieni voti dalla Fox e dal sottoscritto ovviamente!

The Crazy Ones: l’ho amato dal primo episodio, Sarah Michelle Gellar dopo qualche tentennamento iniziale si è sciolta molto al suo primo ruolo comico, Robin Williams manco a parlarne, è il Supremo in questo campo. Eppure non è bastato a quei simpaticoni della CBS, dopo averci tenuto sulle spine fino alla fine, niente, cancellato. Sono ancora in lutto scusate.



A parte il colpo al cuore di quest’ultima comedy, altre ci hanno provato, ma il fallimento era quasi inevitabile. Dads (per fortuna), Sean Save the World, Super Fun Night, Enlisted, Trophy Wife (giusto per citare quelle che ho seguito pur non sperandoci affatto) lasceranno il posto ad altre nuove comedy che probabilmente faranno la stessa fine il prossimo anno (dura la vita per chi vuol far ridere). Non mancano certo le sorprese, The Millers e About A Boy, su cui non avrei scommesso un centesimo, confermate!

Caso particolare quello di Mixology, una piccola comedy che nei suoi 13 episodi (l’ultimo domani sera) ha raccontato di 10 persone che cercano l’anima gemella (o semplicemente del sesso) in un locale, in un'unica assurda serata! Manco a dirlo è stata cancellata nonostante l’abbia trovata la maggior sorpresa in positivo della stagione, ma proprio per la sua struttura una stagione è più che sufficiente (e forse miravano proprio a questo a meno di un finale aperto, che penso improbabile). Consigliata a tutti quelli che vogliono imparare l’arte del rimorchio in modo esilarante!





Passando ai drama e fantasy, confermate dalle reti e da me con grande stima The Blacklist e Sleepy Hollow (per chi non le avesse viste consiglio un recupero estivo perché meritano!); con alti e bassi ma buon recupero nella parte finale lo spin-off di TVD, The Originals, che si conquista anche lui una seconda stagione e il pensiero che questa prima sia probabilmente migliore della quinta della sua serie madre. 
Restando in casa CW non è arrivato ancora alla fine, ma per ora The 100 (anch’esso rinnovato) mantiene le opinioni iniziali, moltissimi alti e bassi, diversi punti di forza ma altrettante debolezze. Staremo a vedere!
Cancellato invece Once Upon A Time in Wonderland, spin-off di OUAT, con cui vale però lo stesso discorso fatto con Mixology: nata come mini serie con protagonista Alice che avrebbe dovuto fare da ponte tra la prima e seconda parte di stagione di Once, ha avuto il suo lieto fine (e si dice in giro che il Fante potrebbe riapparire in quel di Storybrook), quindi lo salutiamo a cuor leggero.

Quando si parla di certi argomenti come le serie tv è difficile dare un giudizio oggettivo, ognuno ha i suoi gusti e preferenze (ad esempio non riesco ancora a capire l’enorme successo di Breaking Bad, mi sono fermato al terzo episodio…ma prometto di riprovarci a breve!), e sapete che cerco di mantenermi aperto a tutte le critiche di solito, come giusto che sia. Ma quando si tratta di prodotti Marvel mi dovete lasciare stare!!

Agents of S.H.I.E.L.D.: Ho in dvd tutti i film Marvel e ho una predilezione particolare per quelli legati all’universo dei Vendicatori (The Avengers è senza dubbio tra i miei film preferiti in assoluto!). Quando ho saputo che avrebbero fatto una serie tv legata ad esso sono impazzito, sapere poi che a dirigere il pilot ci sarebbe stato il mio idolo, Joss Whedon, mi ha dato il colpo di grazia. Probabilmente lo avrei amato anche se fosse stato orrendo, e invece è stato meraviglioso!!

Sono sconvolto dalla stupidità delle persone che hanno deciso di non seguire più la serie dopo qualche episodio (un calo di più di 3 milioni di spettatori durante la stagione; per non parlare del dislivello tra il primo episodio, 12.12, e il secondo, 8.66, che è normale per una serie agli inizi, ma non giustificato per QUESTA serie).
Anche chi in linea di massima ha apprezzato il nuovo show, ha riscontrato i punti deboli, che spiegano il calo, nella prima parte della stagione troppo lenta e procedurale. A mio avviso invece è stata fatta la scelta più giusta fin da subito, un rischio certo (e si è visto), ma inevitabile. Presentare un nuovo gruppo di personaggi, che non ha le super capacità degli eroi protagonisti dei film (né il budget dei film!), che deve prendere e appassionare lo spettatore non per 2 ore al cinema, ma per 40 minuti OGNI SETTIMANA per 22 episodi, non è facile. L’idea di rallentare l’azione (ma neanche tanto secondo me) per illustrare i caratteri di ogni singolo elemento del team capitanato dallo straordinario Clark Gregg, alias l'Agente Coulson, e creare un legame fortissimo anche tra di loro era necessario. I primi episodi sembrano quasi dei film a sé che piano piano creano una propria mitologia interna e ci fanno affezionare a tutti loro (non saprei dire chi è il mio preferito, forse Melinda May!), per poi esplodere in un susseguirsi di intrecci e colpi di scena che lasciano senza fiato nella seconda parte della stagione. Certo i rimandi più o meno velati ai film rendono tutto più bello, specie i crossover con gli ultimi Thor e Capitan America, ma questo vale in generale (sono un amante delle easter eggs!)
E poi come tutti i Marvel lega perfettamente azione e ironia, amore e amicizia (c'è perfino il cameo d'obbligo di Stan Lee!). Posso solo lodare il lavoro fatto per questo nuovo telefilm che mi ha rapito il cuore e se lo porterà via finché avrà vita (ero terrorizzato all’idea che il calo di ascolti portasse ad una cancellazione, il rinnovo però fortunatamente è arrivato alla fine, grazie ABC!).

Ci sarebbero altre serie di cui parlare, Master of Sex rinnovato, Dracula cancellato, Witches of East End, Graceland, Atlantis e tanti altri, ma mi dilungherei troppo, ahimè. (Seguitemi su Twitter e soprattutto su Miso per saperne di più!).
Nel prossimo intervento parleremo invece dei vecchi show che anche quest’anno, nel bene o nel male, ci hanno fatto compagnia in questo lungo inverno (che non ancora finisce sebbene siamo al 20 Maggio!!).

Vostro David

PS: anche io aderisco alla campagna #SaveCommunity per realizzare quantomeno il sogno delle #SixSeasonsandaMovie di quel piccolo grande gioiello televisivo che è Community, cancellato dopo anni in bilico dalla NBC. Aderite tutti su Twitter!!



lunedì 28 aprile 2014

L’Angolo del pilot presenta: via il vecchio dentro il nuovo – Pilot di Primavera [Sesto Aggiornamento]

Recupero la mia vecchia cara rubrica sui pilot per parlare di un mucchio di primi episodi di nuove serie tv che lentamente stanno prendendo il posto dei telefilm dell’alta stagione 2013-2014, che una alla volta si stanno concludendo (anche se l’apice delle chiusure arriverà entro metà maggio...e ne riparleremo!).
Avendo un discreto numero di Pilot da vedere in questo periodo, ho deciso di creare questo mega post che aggiornerò man mano. Ho già troppe serie in ballo quindi il mio giudizio quest’anno non sarà tanto magnanimo, a meno di non trovare La Serie con la S maiuscola. A breve ci attenderanno anche i pilot estivi quindi è bene fare una grande selezione per non perdersi in questo caos seriale. Spero di poter aggiornare il post ogni giorno questa settimana, almeno ci proverò!
Allora iniziamo:

Salem












Ambientata nella celebre città delle streghe alla fine del ‘600, questa nuova serie del canale via cavo WGN America mette in scena fin da subito le sue argomentazioni più importanti, facendo non poco velatamente l’occhiolino a quel mondo di coloni puritani inglesi raccontanti da Nathaniel Hawthorne (che guarda caso era proprio originario di Salem) nel suo celebre romanzo La Lettera Scarlatta. Da brava serie tv americana mette subito in cattiva luce ogni figura di tipo religiosa che detiene malamente il potere della piccola cittadina i cui abitanti sono ignoranti timorati di Dio che non battono ciglio quando si tratta di punire i peccati altrui, prima di fare una sosta notturna nel bordello cittadino ovviamente.

Non è subito chiaro invece quale ruolo occupino le streghe e la magia in quella che la stessa Wikipedia descrive come “ historical fiction drama television series”. Ma già a metà dell’episodio capiamo che poi tanto buone queste streghe non sono, con la scusa dei maltrattamenti subiti dai puritani si sfogano decisamente molto oscuramente. L’unica figura positiva alla fine sembra essere quella di John Alden che si capisce immediatamente essere il paladino della giustizia nonché protagonista principale. Dopo 7 anni di guerra (non è molto chiaro cosa abbia fatto, se non combattere contro “francesi e indiani” in maniera generica) torna nella sua città d’origine in cui tutto è cambiato, compresa la donna che amava.

Costumi d’epoca e location in linea con la trama (a parte i capelli orrendi del protagonista), effetti speciali non molto appariscenti anche per dare quel tocco di crudo realismo in più che la serie evidentemente si pone, non avendo neanche troppi problemi di limitazioni che avrebbe in un canale nazionale. Ma niente di entusiasmante o che possa distinguere Salem da altre decine di serie storiche.

Quando vedo Pilot ho una predilezione per scovare quelli che chiamo i Ricicli Telefili, ovvero attori “riciclati” da altre serie tv più o meno famose, e questo ne regala non poche. A cominciare dal protagonista che sotto quella barba incolta e i capelloni nasconde il volto del sempre-poco-sorridente Michael di Nikita, Shane West, che certo non poteva finire a fare comedy!
La parrucca lunga bianca mi aveva confuso, ma alla fine ho riconosciuto anche un altro attore di Nikita, Xander Berkeley, al secolo il caro vecchio stronzissimo Percy, che anche stavolta non interpreta il ruolo di un simpatico burlone, ma quello di un magistrato corrotto dalla stregoneria.
Avvistata anche quella squinzia di Ashley Madekwe aka Ashely Davenport di Revenge, che passa da un ruolo inutile ad un altro, comparendo qua e là nel pilot sempre in maniera casuale, ma pare sia una strega anche lei. Non bisogna dimenticare però che la Madekwe ha origini in quel gioiellino inglese di nome Diario di una squillo per bene, e non sarà un caso se tra le fila dei personaggi minori (decisamente troppo vecchio per il ruolo a mio avviso) compare anche Iddo Goldberg, Ben di quest’utima serie, che è anche il marito nella vita reale dell’attrice. Chi avrà raccomandato chi?
Sotto un’altra posticcia barba si riconosce anche Seth Gabel che, dopo i ruoli minori in Dirty Sexy Money, Fringe e il più recente Arrow, diventa un cacciatore di streghe che predica bene e razzola male. Sua la performance recitativa più interessante comunque, se non l’unica.
Insomma quasi tutti i personaggi principali sono vecchie conoscenze, a parte la protagonista femminile.

Commento sul pilot? Sinceramente non mi ha detto molto, non trovo interessante la storia e non vedo come possa durare, non saprei neanche cosa dovrebbe succedere nel secondo episodio figurarsi in più stagioni. Lottano a chi è più cattivo e alla fine dei giochi non ho trovato un senso in tutta la trama; anche le scene violente, quelle che dovrebbero essere “paurose” o quelle di sesso spinto sono fini a se stesse e ricadono in mille cliché già visti. Gli concedo un secondo episodio per ammaliarmi se no addio.
Peccato perché le premesse intorno alle vicende dell’inquietante cittadina del Massachusetts c’erano tutte.


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Bad Teacher













Da un po’ di tempo a questa parte l’originalità non è proprio il marchio che contraddistingue l’ambiente cinematografico americano, ormai ci sono più remake-prequel-sequel ecc. che opere originali, lo sappiamo. La tv al contrario cerca di innalzare sempre più i propri standard e spesso gli riesce molto bene, ma a volte vuole troppo avvicinarsi al mondo del grande schermo e cosa c’è di meglio se non ripescare qualche vecchio film di successo e trasformarlo in una serie?!  Questa è la moda del momento e non sarà un caso se tre dei pilot di cui parleremo sono proprio dei remake di film: Bad Teacher, Fargo, From Dusk Till Dawn.
In effetti è una tendenza partita già da qualche tempo (pensiamo a Bates Motel o Hannibal su cui io non avrei scommesso un centesimo e che invece sono già alla seconda stagione, o al meno fortunato 10 cose che odio di te, giusto per fare degli esempi), ma in questo 2014 ha davvero sbancato (prossimamente uscirà anche la miniserie su Rosemarie’s Baby e si progetta qualcosa anche per Venerdì 13) e in fondo anche il mio adorato Agents of S.H.I.E.L.D. nasce come costola televisiva dei film Marvel sugli Avengers, ma questa è un’altra storia!

Il pilot di Bad Teacher è a tutti gli effetti l’adattamento in 20 minuti della commedia omonima del 2011, con le necessarie modifiche ovviamente, in cui una neo divorziata finisce col fare l’insegnante (in un modo schifosamente facile, anche per una serie tv) solo per poter attirare qualche ricco papà single, ma che poi finisce per l'affezionarsi ad un gruppo di sfigate che aiuterà a riscattarsi. La noia? Abbastanza, ma per una comedy non è richiesta una gran dose di originalità, quindi prima di scartarla del tutto rimando ad un secondo episodio, nella speranza di situazioni più simpatiche e coinvolgenti.

Ricicli Telefili? Ma certo! Al posto di una meravigliosa Cameron Diaz troviamo una volgare e poco sexy Ari Graynor che dopo aver fatto da spalla in qualche commedia e la sorella di Olivia in Fringe ha il suo primo ruolo da protagonista, ma non la vedo molto all’altezza.
Addocchiato anche Ryan Hansen, già visto in mille comedy (tra cui 2 Broke Girls) e protagonista del flop Friends with Benefits, ma famoso soprattutto per il suo ruolo di Dick Casablanca in Veronica Mars, anche qui nel solito ruolo di bravo ragazzo belloccio, ma essendo il prof di Educazione Fisica non abbastanza ricco per la protagonista.
L’amica sfigata e sottomessa è niente meno che Sara Gilbert, nei nostri cuori per sempre Leslie Winkle di The Big Bang Theory, e forse proprio per questo suo precedente ruolo di nerd cazzuta non è molto credibile come ingenua spalla dalla zero personalità.
Ma il più importante Riciclo Telefilo è Kristin Davis, la carissima Charlotte di Sex and the city, qui nella parte dell’acida professoressa precisetta, ovvio avversario della protagonista.
Non mi sfugge però il paffuto visino di Madison De La Garza, la primogenita di Gabrielle, Juanita, in Desperate Housewives, poco più vecchia ma anche più magra. Come crescono in fretta!

Altro da dire? Non molto, è una serie che lascia il tempo che trova, sebbene dietro ci sia la CBS che al momento è il canale migliore per le comedy. Ai posteri l’ardua sentenza!


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Penny Dreadful













Prendi il fascino della Londra vittoriana di fine ‘800, inserisci i più popolari personaggi dei romanzi gotico-horror del periodo, metti il tutto in un canale via cavo come Showtime (Dexter, Shameless, Masters of Sex e via dicendo) che non si trattiene quando c’è da mostrare sangue e sesso…e avrai la mia attenzione!
Probabilmente uno dei pilot che più attendevo in questo periodo, Grandi Aspettative!

Sì ecco, Grande è la parola giusta: Grande Ambientazione, Grandi Personaggi, Grandi Attori, Grande Durata. Insieme alle serie tratte dai film, questa è sicuramente l’altra moda del momento, fare delle Grandi Serie dai budget importanti con non troppi episodi, adatti per la midseason (sono previsti 8 episodi per la prima stagione di questo telefilm), ma che compensano con una durata maggiore del solito, oscillando fra i 50-60 minuti per puntata (come il sopracitato Salem, ma molto meglio, anche a livello di serie pseudo storica!). Le premesse ci sono tutte, peccato che a questi grandi fattori si accosti una piccola storia (almeno per il momento). Il mio primo spontaneo commento dopo 52 minuti di visione è stato “Ma è già finito?? Non è successo nulla!”.
Forse l’idea è quella di ispirarsi proprio ai piccoli periodici che danno il nome alla serie, i penny dreadful (si potrebbero tradurre in “spaventi da un penny”), simili ai romanzi d’appendice, dal costo di un penny appunto, tanto in voga nel XIX secolo narranti storie dell’orrore (esempio famoso è Sweeney Todd). Difficile però pensare che in quasi un’ora non si riesca a delineare una trama completa che possa far da punto di partenza ad una nuova serie tv, penny o non penny; addirittura mancano due interpreti i cui nomi compaiono anche nei titoli di apertura (tra l'altro ben realizzati e con quello stile dark che ormai è visto e rivisto ma fa sempre la sua bella figura)...ma andiamo con ordine.

Londra, 1891. Il pistolero da circo americano Ethan (interpretato da un sempre in forma Josh Harnett che da tempo non si vedeva in giro) viene “ingaggiato” da una enigmatica donna per un lavoro notturno (Night Work, titolo dell’episodio). Non potevano scegliere miglior attrice di Eva Green per il ruolo, con la sua bellezza delicata quanto oscura sembra esserci nata nella Londra del tempo per davvero. I due alla fine vanno a caccia di quelli che ci appaiono fin da subito essere dei vampiri, malgrado il modo di ucciderli non sia molto ortodosso e il termine non venga mai usato per descriverli, ma la resa visiva di questi esseri è molto accurata e originale.

Alla coppia di protagonisti si aggiunge un certo Sir Malcom Murray, che ha il volto nientemeno di Timothy Dalton, che intraprende questo incontro notturno per cercare la figlia da tempo rapita (se siete attenti estimatori del genere il cognome Murray vi farà capire, senza che ve lo spoileri, il nome della figlia di Malcom, decisamente più famosa del padre…e non aggiungo altro).
Dopo un primo scontro, facciamo la conoscenza anche di un giovane scienziato-dottore particolarmente attento all’anatomia umana ed in particolare al legame tra vita e morte (e qui sarebbe banale dirvi di chi si tratta, sebbene sia la “Grande Rivelazione” del finale), che viene anche lui in qualche modo assoldato da Sir Malcom per studiare certi esseri “particolari”.

Non mancano, fin dalla prima scena, momenti di tensione con quella musichetta inquietante in un climax ascendente di ansia che scoppia con un qualcosa di improvviso fatto apposta per farti prendere un colpo; ma a parte questo non mette troppa paura, anche i morti, il sangue e i mostri sono macabri ma non spaventosi (ok magari eviterei una visione notturna della serie), c'è anche una scena con un crocifisso capovolto, giusto per non farsi mancare nessun simbolo occulto. Assenza quasi totale invece sul fronte sesso, strano per una serie che si presentava come "a metà tra lo psicodramma a sfondo erotico e l'horror". Il tutto comunque è realizzato con un certo stile realistico che non dispiace e non ci fa cadere nel solito fantasy coi mostri.

Essenzialmente il grosso della storia è tutto qui. C’è un misterioso crudele omicida in giro (sui giornali si grida al “ritorno di Jack”, lo Squartatore ovviamente, ma non credo sia lui, è qualcosa di più soprannaturale) e inoltre mancano all'appello diversi altri personaggi, nonché il riciclo telefilo che tanto attendevo, quello della bellissima Billy Piper (Diario di una squillo per bene, Doctor Who). Non sono mai stato un grande fan dei pilot che mettono troppa carne al fuoco, ma qui davvero si rischia di morire di fame! Ma non voglio gettare subito la spugna, il prodotto in sé è ben confezionato, il cast giusto c’è, l’ambientazione e i costumi pure e diversi misteri non sono ancora stati illustrati per bene, uno fra tutti il ruolo di Vanessa Ives (la Green). Insomma dobbiamo essere speranzosi per il futuro, ma occhio che restano solo 7 episodi!


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Fargo











Può il pilot durare quasi quanto il film da cui prende il nome? In certi casi sì!
Abbiamo già parlato della moda di fare telefilm tratti da lungometraggi famosi e anche quella di creare serie da pochi episodi ma dalla durata maggiore. Il pilot di oggi unisce tutto questo in quasi 70 minuti (il film ne dura 98), sentiti tutti, credevo non finisse più!

Devo fare una premessa che mi farà perdere punti agli occhi di molti lo so. Non sono un grande fan dei fratelli Coen, ancora oggi posso dire che Burn After Reading è uno dei film più brutti che abbia mai visto (e ho seguito un corso di Storia del Cinema in cui di film pallosi ne ho visti a bizzeffe!). Li trovo troppo pretenziosi e decisamente sopravvalutati, ma è una mia personale opinione quindi liberissimi di contraddirmi. Non ho visto Fargo del 1996 e di certo non mi aspettavo di seguirne la serie tv, ma il calibro degli attori presenti, in particolare il protagonista, mi ha fatto decidere di vederne quantomeno l’episodio pilota.

Onestamente riassumere la trama sarebbe complesso e non voglio banalizzarla in due righe, ma sappiate che siamo in una piccola cittadina del Minnesota, ambientazione piuttosto glaciale, dove un innocuo agente assicurativo, da sempre pedina di bulli e prepotenti anche a 40 anni, finisce suo malgrado in una spirale di omicidi da lui più o meno voluti. La storia è diversa da quella narrata nel film, l’unico punto di contatto, oltre all’ambientazione, sono i rimandi alla città di Fargo, di cui si legge il nome su una lattina e si parla di alcuni malavitosi della zona. Ad apertura di scena veniamo informati che:

“Quella che vedrete è una storia vera. I fatti esposti sono accaduti nel 2006 nel Minnesota. Su richiesta dei superstiti, sono stati usati dei nomi fittizi. Per rispettare le vittime tutto il resto è stato fedelmente riportato.”

Questa stessa avvertenza compare anche nel film (cambia solo la data, 1987) e anche in questo caso in realtà, per quanto qualcosa possa essere ispirato a fatti veri, è tutto totalmente inventato. L’idea in effetti non è male, rende le cose più serie di quanto non siano già. Tutto è molto realistico (sebbene molto improbabile) e il ritmo lento (molto molto lento) rende bene questo tono. Non è il mio genere, e difficilmente continuerò a seguirlo, ma indubbiamente è un pilot ben realizzato. Credevo quasi che ogni episodio sarebbe stato una storia a sé dati i risvolti che prende l’intera faccenda fino alla fine, ma a quanto pare l’idea invece è quella di raccontare una storia diversa ad ogni stagione (nel caso venga rinnovato).

Ad avvalora la qualità del prodotto ha sicuramente contribuito la recitazione degli interpreti, uno su tutti il protagonista, Lester Nygaard, interpretato da Martin Freeman, per gli amanti della tv è ovviamente il caro vecchio John Watson di Sherlock, ma è anche il volto, tra le altre cose, di Bilbo Baggins della trilogia cinematografica Lo Hobbit. È davvero magistrale nelle vesti del perdente (non trovo parola migliore per descrivere il personaggio), vittima delle prepotenze di chiunque, moglie inclusa, che non riesce a comporre frasi lunghe senza incepparsi o balbettare non riuscendo quasi mai ad esprimere ciò che davvero pensa. Ammetto di essermici sfortunatamente identificato molto e se c’è una cosa che odio nei film sono i prepotenti che se la prendono con i più deboli, mi irrita moltissimo. Perciò non posso del tutto biasimarlo per certe azioni che si ritroverà a fare, non me ne vogliano i soliti moralisti!
Altro apprezzamento, sebbene in un ruolo molto più marginale, è per un altro riciclo telefilo: sto parlando della sempre bellissima Kate Walsh, nei nostri cuori per sempre come Addison Montgomery di Grey’s Anatomy (nonché madre del protagonista del mio film preferito, Noi Siamo Infinito) che si toglie il camice per diventare una cinica ma sempre più sexy vedova, una Milf con tutti i crismi!
Da annotare infine anche la presenza di Billy Bob Thornton a cui riesce benissimo la parte del killer professionista sociopatico.

Per chi apprezza certe caratteristiche è una serie assolutamente da non perdere, ma non è per tutti (me incluso). Sono sicuro che ne sentiremo ancora parlare, sebbene gli ascolti non siano partiti proprio alla grande.


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Supernatural: Bloodlines












Inutile tornare al solito discorso dell’originalità che non sempre va a braccetto con lo show business, spostiamoci invece sul versante Spin-Off. Da diverso tempo è una via intrapresa per sfruttare il successo di una serie, o comunque di una tipologia di serie, senza dove scomodare sempre i soliti personaggi, venendo a creare così un nuovo telefilm che prende vita da una “costola” di un altro molto spesso estirpando un personaggio minore dalla serie madre e facendolo diventare il protagonista nella serie figlio, lo Spin-Off appunto. Casi famosi nella nostra generazione sono Angel, in cui l’omonimo vampiro innamorato della cacciatrice Buffy fa i bagagli da Sunnydale per spostarsi a Los Angeles, o di Addison Montgomery che si lascia alle spalle l’ex marito e tutta la banda di Grey’s Anatomy anche lei per la soleggiata L.A. dove si mette a lavorare per una Private Practice (titolo della sua serie). Gli esempi sono tantissimi (The Original, i vari C.S.I., perfino Baywatch ai suoi tempi ebbe uno spin-off!), anche se non sempre riscuotono lo stesso successo della serie di partenza, spesso terminano molto prima, se non con una sola stagione (come The Finder, lo spin-off debolissimo di Bones), e in alcuni casi dopo l’episodio di lancio non vengono neanche ordinati come serie (come il fantasma dello spin-off di Gossip Girl che avrebbe dovuto mostrare la gioventù di Lily e Rufus negli anni ’80 ma che non andò oltre un episodio flash-back che i più attenti ricorderanno nella 2x24).

Il pilot di oggi in effetti non è la 1x01 di una nuova serie, ma, come di consueto in questi casi, parte da un episodio, detto backdoor pilot che comunemente è tra gli ultimi episodi di una stagione (in questo caso la 9x20), di Supernatural, famosissima serie sulla coppia di fratelli cacciatori di demoni Dean e Sam Wincester, arrivata ormai alla sua nona stagione (e già confermata per una decima). In effetti è quasi strano che non ci abbiano pensato prima, soprattutto quando Supernatural vanta un folto gruppo di fan accanitissimo.

La presenza dei due fratelli in effetti è piuttosto marginale (altro espediente tipico degli episodi di lancio quando i protagonisti non sono già personaggi della serie di partenza); la nuova coppia di cacciatori, almeno credo possa essere questo l’andamento, è composta da un ragazzo afro americano, Ennis, che suo malgrado, e nel modo peggiore, si ritrova nel mezzo di uno scontro fra mostri, anzi addirittura scopre che la città in cui vive, Chicago (location seriale molto gettonata negli ultimi tempi), è gestita da 5 famiglie di creature soprannaturali (mostri potrebbe essere un termine politicamente scorretto!); l’altro protagonista, David, invece appartiene proprio ad una delle famiglie, è un mutaforma, che torna in città dopo la morte del fratello. I due finiranno per incontrarsi-scontrarsi ma si capisce che alla fine dei giochi sono gli unici buoni in circolazione (David aveva lasciato Chicago per avere una vita normale come un essere umano). Ovviamente non mancano i misteri da risolvere che innesteranno la prima stagione di Supernatural: Bloodline (anche se non è ancora stata ordinata ufficialmente, ma si ben spera).

Anche in questo caso il senso della famiglia è forte (non a caso il sottotitolo è bloodline, linea di sangue, anche se in un primo momento era Tribe, ma il concetto è lo stesso), questa volta però non ci saranno due fratelli ma due estranei come protagonisti. Sarà interessante vedere come si evolverà il loro rapporto, se diventeranno grandi amici o finiranno per scontrarsi e tradirsi a vicenda in diverse occasioni. Con la presenza delle 5 famiglie l’ambientazione stavolta sarà stabile, il che potrebbe creare problemi ai fini verosimili della trama ma anche approfondire meglio tutti i personaggi presenti; inoltre lo scontro tra famiglie non poteva non portare ad una classicissima situazione alla Romeo e Giulietta: David infatti è innamorato del lupo mannaro Violet e di certo i loro parenti non apprezzano la cosa.

Siamo alla CW, quindi i ricicli telefili sono d’obbligo!
Ennis, Lucien Laviscount, è un volto relativamente nuovo, pare abbia fatto qualche parte qua e là ma è più famoso per essere stato nella versione “VIP” del Grande Fratello inglese da quel che ne so. Il suo personaggio è piuttosto antipatico, almeno in questo pilot; è un po’ una testa calda che quando si impunta su una cosa non c’è modo di distoglierlo, ok ha avuto la sua bella dose di traumi, ma ha un atteggiamento che non mi piace.
Al contrario David mi è tanto simpatico. A parte per il nome come il mio, in effetti è l’attore che lo interpreta che mi piace, Nathaniel Buzolic, che mi fa molto piacere rivedere dopo la prematura scomparsa (con qualche riapparizione occasionale, sintomo che piace a molti) come vampiro originario di The Vampire Diaries, il caro vecchio Kol! Peccato abbia perso il suo accento particolare (lui è australiano). Come mutaforma potrebbe regalare dei momenti divertenti (anche se ricordo che per i mutaforma, nella mitologia di Supernatural, cambiare aspetto era molto più difficoltoso di quanto non appaia qui…esigenze televisive presumo!), un po’ meno quelli legati alla sua storia d’amore, non sono per le troppe smancerie o drammi amorosi al momento.
Deve esserci stata una qualche interferenza con la ABC Family perché all’inizio della puntata ci ritroviamo faccia a faccia con Bryce Johnson e Sean Faris, che per l’appunto sono rispettivamente l’ex detective e il nuovo detective di Pretty Little Liars, ironia della sorte! (oltre ad essere apparsi il mille altri telefilm a testa, Faris è stato pure un vampiro dalla breve vita in TVD).

Fin dall’adolescenza sono sempre stato un fan dei fantasy di questo tipo, ancora oggi la mia serie preferita è Buffy (c’è pure una battuta nell’episodio che la riguarda…ho riso troppo!) e considero Supernatural il suo erede ufficiale, quindi darò sicuramente un altro sguardo a questa serie nascente il prossimo autunno (sempre se si farà…non vorrei portare sfortuna). Solitamente dal pilot nella serie madre alla serie vera e propria ci sono delle modifiche, a volte anche degli attori stessi (spero non sia questo il caso), bisognerà controllarne l’andamento successivamente per decidere se davvero merita, ma le premesse mi intrigano. Ovviamente deve piacere il genere teen drama fantasy quindi non mi sento di consigliarla a chiunque.
Colgo l’occasione per salutare Supernatural; stavolta ho fatto un’eccezione, ma io sono ancora alla settima stagione in attesa che rai2 mandi in onda quest’estate l’ottava (mi dispiace ma i vocioni originali di Sam e Dean proprio non mi garbano).


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Black Box












A volte si crede di sapere già come è fatta una cosa, e per quanto diciamo di avere la mente aperta siamo guidati da preconcetti o pregiudizi che siano che possono alterare le nostre valutazioni. Ma a volte, rare volte, ci addentriamo comunque in quel qualcosa, inneggiando a quella già citata falsa bandiera che è la mente aperta e…e ne veniamo piacevolmente sorpresi. Cambiare idea non è da persone incoerenti, è da persone intelligenti. Solo gli stupidi anche davanti all’ovvio non si smuovono nelle loro convinzioni e si aggrappano a quei pregiudizi che per loro valgono più della realtà.

Tutta questa premessa filosofica per dire che, in un ambito decisamente più ridimensionato, pensavo che Black Box fosse l’ennesimo buco nell’acqua di una non ben chiara serie tv noiosa e inutilmente pretenziosa e invece ha sfornato un pilot decisamente interessante!

La protagonista, Catherine Black, è una neuroscienziata molto acclamata nel suo ambiente che soffre però di bipolarismo che le causa, quando non prende le sue pillole, episodi di “follia, parole affannose, manie di grandezza, pensieri confusi, allucinazioni” per citare lei stessa (non avendo competenze mediche a riguardo non vorrei dire stupidaggini!). Vive la sua vita in bilico tra due identità quasi, la brillante scienziata e l’euforica visionaria. Il pilot inizia proprio con un discorso sulla “normalità” che Catherine fa con la sua terapista, questo è il suo più grande dilemma: quando non è controllata dalle pillole si sente migliore e speciale (“Una persona normale è mediocre?” le chiede non a caso la terapista) e la aiuta a comprendere meglio i misteri del cervello (quello che chiamano Black Box, scatola nera). Fa esempi di grandi menti, Van Gogh, Hemingway, Sylvia Plath, che soffrivano di “pazzia positiva”; al che la terapista le ricorda che queste “persone eccezionali” alla fine si sono anche suicidate: “Normalizzarti non ti condanna alla mediocrità, ti permette di vivere abbastanza per fare al meglio il tuo lavoro. Vuoi essere eccezionale e morta?”.

Durante l’episodio poi conosciamo meglio la sua vita, la famiglia (il suo è un caso ereditario), l’amore, i suoi pazienti che riesce ad aiutare anche grazie alle sue personali esperienze, tutto in un equilibrio precario, cercando di nascondere specie a lavoro la sua condizione, che non appena la mettono in situazioni di maggiore stress la fanno ricadere in un episodio. Interessante notare che durante i suoi “momenti d’euforia” la colonna sonora è una musica jazz molto accattivante.

Nessun volto particolarmente noto al piccolo schermo in questa nuova serie della ABC, ma occorre assolutamente lodare la recitazione della protagonista, Kelly Reilly, che interpreta molto bene le diverse sfaccettature che il suo personaggio richiede.

Difficile dire l’andamento che avrà un telefilm del genere (non è certo il solito medical drama) che affronta e mostra tematiche piuttosto delicate, nonostante sia stata ordinata una stagione completa di 13 episodi fin da subito e gli ascolti per ora siano soddisfacenti. In ogni caso mi ha fatto ricredere, in positivo, fin dalla prima scena (ottima anche la regia tra l’altro) e, per quel che vale, non è una cosa che mi succede spesso in ambito seriale!


Next Time…Turn.

Vostro David

venerdì 11 aprile 2014

Divergent: riflessioni su una trasposizione cinematografica

In un futuro lontano (no, non stiamo parlando di Hunger Games) dove l’arma più potente è l’amore (..e neanche di Twilight!)..Ok, è l’ennesimo film basato su un romanzo di genere young adult con protagonista una ragazzina (sempre preferibilmente minorenne ma che non lo dimostra) che si innamora del tipo figo cupo e misterioso, ma sono ostacolati dalla società che li circonda. Divergent è tutto questo ma è anche molto altro.



“La società distopica in cui vive Beatrice Prior è suddivisa in 5 fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: sapienza, coraggio, amicizia, altruismo e onestà. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia.”

Così comincia la prefazione del libro e più o meno con le stesse parole il film illustra in che mondo stiamo per entrare. Il bello di questa storia sta proprio nel fatto che partendo da questa situazione, si assiste quasi a tre vicende diverse unite dalla figura della protagonista, Beatrice detta Tris (leggendo il nome con la pronuncia inglese corretta si capisce da dove viene il soprannome, non dite BeatriCE!).
Nella prima siamo attanagliati dall'ansia di sapere a quale fazione la ragazza sceglierà di appartenere, se restare con la famiglia tra gli altruisti ma piuttosto noiosi Abneganti, o abbandonare tutto per un’altra. Il motto di questo mondo è “La fazione prima del sangue” e la scelta non è delle più facili, e ovviamente lei non è come tutti gli altri e la propria decisione potrebbe andarne della sua stessa vita.
Poi si passa alla vita nella fazione scelta (per questioni di spoiler non dico quale sia, rovinerei una delle emozioni più intense del film se lo rivelassi) e anche qui le cose non sono certo rose e fiori, ma qualche lato positivo lo si trova sempre, specie se questo lato è alto moro fisicato e con tatuaggi nascosti che si è curiosi di scoprire!
Infine la svolta (che nel libro corrisponde alle ultime 100 pagine, 1/3 del volume non a caso credo), in cui alle sue vicende personali si aggiungono quelle dell’intera società (e che fanno si che questo sia solo il primo capitolo di una trilogia di successo, birbante di una scrittrice!), sebbene alcuni indizi sono inseriti fin dall'inizio.

Non manca è vero la storia d’amore che ci trasforma sempre in adolescenti isterici (dai ammettiamolo!), che di certo non è una macchietta come in Hunger Games, né l’unica cosa che conta come in Twilight, per questo preferisco finire qui i rimandi alle altre due saghe per giovani adulti di successo internazionale. E’ qualcosa che nasce lentamente e non è del tutto ostacolato, anche se di motivi per tenerlo nascosto almeno agli inizi se ne trovano nel libro, nel film non se ne fa cenno.

Ed eccoci quindi al paragone vero e proprio, libro vs film.
In poche parole a mio avviso è una buona trasposizione. Ho letto il libro in tre giorni e visto il film qualche giorno dopo, quindi avevo le idee ben chiare durante la visione. Non mancano i tagli, come è giusto che sia (a meno che non si voglia un film di 5 ore e più qualcosa deve pur sparire) e alcune modifiche, che se a prima vista possono turbare chi si aspetta una fedeltà assoluta, in realtà sono ben spiegabili con motivazioni di natura visiva e cinematografica. Leggendo un libro è bello perdersi in riflessioni profonde e intime e magari concludere certe situazioni in maniera rapida e più o meno indolore; al cinema qualche sparatoria, lotta o azione in più non guastano mai invece, per non parlare degli effetti visivi che seppur minimi, come una lavagna vecchio stile con tanto di gessetti sostituita da uno schermo super tecnologico, non si fanno disprezzare, anzi.

La resa visiva di ciò che mi immaginavo è stata abbastanza soddisfacente (ho evitato di vedere foto o video del film mentre leggevo, conoscevo solo i volti dei protagonisti che comunque la mia immaginazione poi trasforma sempre). Nota di merito sicuramente la location scelta, una Chicago con i suoi alti grattacieli ridotti in rovina dalle guerre e dal tempo passato. Un po’ meno mi è piaciuta la realizzazione della base della fazione che Tris sceglie, me l’aspettavo più pittoresca devo ammetterlo.
Belle anche le scelte musicali, alcune scene sono accompagnate da una colonna sonora niente male!

Quanto agli interpreti scelti, non posso dire che ci sia stata una recitazione spiccata o degna di nota di qualcuno, anche da parte di Kate Winslet (il nome sicuramente più importante tra i volti di molti giovani soprattutto), ma anche qui in linea generale nessuna lamentela, in fondo il libro stesso non presenta personaggi dalla personalità così spiccata da permettere prove d’attore degne di questo nome. Speravo qualcosina in più forse dalla intrigante Maggie Q il cui ruolo passa un po’ in sordina, lo stesso per Tony Goldwyn (ma credo dipenda dal mio animo telefilo che quando vede certi attori subito si rivela e vuole di più). Non ho letto ancora gli altri due libri della trilogia, quindi non voglio sbilanciarmi troppo, spero ci sarà modo di testare la bravura di tutti in vicende future (il sequel del film è già confermato, fortunatamente).

Il messaggio morale di base ammetto sia un po’ banale, o comunque non ben elaborato. Le mie vere ritrosie le ho avute proprio nella considerazione iniziale che imporre alle masse, per quanto ignoranti e chiuse, di mantenersi entro un unico carattere è impensabile. L’uomo è fatto di mille sfaccettature, mille caratteristiche che lo rendono tale, non può essere solo buono, solo altruista, solo onesto, solo coraggioso o solo saggio, può essere anche tutto o niente. La rivolta dei Divergenti sta proprio in questo, nel combattere anche solo con la propria esistenza le barriere create dalla società per mantenere l’ordine, perché chi non può essere etichettato sotto un certa casella non può essere controllato e manipolato. Riflessioni importanti sicuramente alla luce della società e delle sue convenzioni che noi tutti viviamo quotidianamente. Ma spero vivamente che non si arrivi mai, in un futuro vicino o lontano che sia, al punto da avere una completa alienazione delle proprie caratteristiche personali in favore di quelle sociali. Badate bene io non sono il tipo da “Libertà ad ogni costo”, ma piuttosto “Libertà con intelligenza” e forse ci ha visto bene l’autrice del libro quando ha dato una luce sinistra proprio alla fazione più acculturata degli Eruditi. Sapere è potere, sempre.

Che dire? Andatelo a vedere! E’ un film di genere certo, non dico sia per tutti i gusti (non è un fantasy spinto comunque, niente mostri o roba del genere...almeno per ora), ma per chi come me, nonostante i tentativi di aprirsi a nuovi orizzonti, si ritrova alla fine a mantenere una certa predilezione per quel tipo di narrativa è decisamente da non perdere. Veronica Ruth (insieme alla Summit che ci vede lungo per queste cose) si vede che conosce bene l’ambito su cui si è buttata e noi, come topi col pifferaio, ci caschiamo con tutte le scarpe. L’importante però è non deluderci nel finale, come altri hanno fatto!

Vostro David


PS: Non resisto dal dovermi lamentare non so se del traduttore italiano o della stessa Ruth, ma cari miei “I trasfazione” o che uno si chiami “Quattro” sono parole che non suonano per niente bene messe così!!

domenica 16 marzo 2014

La tv che vorrei

E’ una tranquilla domenica pomeriggio in una decisamente primaverile giornata di metà Marzo. Sono ormai due settimane che mi sono laureato (in Lettere Moderne, nel caso ve lo stesse domandando...ma non credo) e sono in una fase molto noiosa della mia vita. Mando curricula un po’ ovunque, dovrei fare mille cose che mi ero ripromesso di fare, ma da buon italiano perché fare una cosa oggi quando la puoi rimandare a domani? Tutto posticipato al classico lunedì (forse) e intanto mi ritrovo nel nulla assoluto della domenica. Ho provato a leggere uno dei mille libri che ho comprato da mesi, ma forse ho ancora i postumi dell’università e non riesco  leggere più di un capitolo. La tv mi guarda tristemente spenta, ma mi deprimerei solo di più a vederla, soprattutto oggi che non fa nulla che non sia dedicato a casalinghe frustrate o all’italiano medio patito di calcio.

Potrei vedermi un po’ di live del Grande Fratello?! Mi vergogno molto a dirlo in giro che guardo certi programmi, soprattutto ora che sono un Dottore in Lettere (ma ho iniziato a vedere anche trasmissioni culturali tipo Per un Pugno di Libri il sabato quindi bilancio!). Nelle ultime edizioni mi nauseava a tal punto che non ne ho visto più di 5 minuti in 2-3 anni, però quest’anno, non so per quali meccanismi mentali contorti, mi è tornata quella curiosità dei tempi in cui ero un grande fan di certe stronzate e alla fine ho scaricato l’App per vedere il live e i video dei momenti più interessanti della giornata. Avrei anche voluto votare, ma a differenza di X-Factor su Sky, Mediaset è rimasta ancora al pleistocene col televoto a pagamento, anche tramite l’App, e ok che lo sto rivedendo, ma non sono così pazzo da spenderci i soldi per eliminare una che si chiama Modestina!

Ma a pensarci bene sono abbastanza già annoiato di mio e non ho voglia di vedere gente che si annoia di suo. Qui ci vorrebbe una nuova puntata del reality con cui sono davvero in fissa in questo periodo, Are You The One? su Mtv! Forse può suonare ancora più grave del GF, ma, anche qui complice l’App del canale, ho scoperto una notte per caso questo “Esperimento d’amore” in cui 10 uomini e 10 donne sono messi in una fighissima casa alle Hawaii con la consapevolezza che tra i partecipanti dell’altro sesso c’è la propria anima gemella, ma non sanno chi sia. Non so come facciano a saperlo quelli del programma, usano certi macchinari strani ma credo che sia solo apparenza, fatto sta che è bellissimo vedere coppiette che si sono trovate e si vogliono tanto bene che poi scoprono di non essere anime gemelle e quindi devono allontanarsi e buttarsi su qualcun altro. E’ crudele quanto Hunger Games, ma se riescono a trovare tutte e 10 le combinazioni giuste prima della fine del programma vincono 50000 dollari a testa e tanti cari saluti al cuore!

Programma geniale o trash finale non lo so, ma la nuova puntata esce domani quindi niente. Peccato che sia domenica, dopo anni di assenza ho ripreso a guardare il pomeriggio italia 1, che regala telefilm da non perdere. Inizia con due episodi di The Big Bang Theory (e già questo basterebbe a svoltare la giornata), poi altri due di Due Uomini e Mezzo (che a dirla tutta è la peggiore comedy di Chuck Lorre, ma in mancanza d’altro il tempo te lo fa passare), poi arriva How I Met Your Mother (anche se stanno riciclando da un po’ vecchi episodi a caso). Concludevano  il tutto le prime tre stagioni di Covert Affairs che io adoro (considerando che ho una cotta per Piper Perabo dai tempi de Le ragazze del Coyote Ugly!), e una volta finito quello è iniziato Nikita. Avevo scartato il pilot anni fa dicendomi “è troppo simile a Alias, attenderò che esca in Italia” più che altro per darmi un freno, dato che seguivo già troppe serie all'epoca (che ora sono solo raddoppiate!). Ma a questo giro non ho potuto resistere e dopo qualche episodio ero già totalmente preso! Per i nostalgici di Alias e spy story del genere Nikita è perfetto, anche se viene da un canale come la CW che per una serie decente che fa, altre quattro sono da buttare (almeno nell'ultimo periodo). Temo però che questo pomeriggio idilliaco (che non permette effettivamente di fare altro) durerà poco. Girano dei promo di “Tre Nuovi Programmi Per Il Pomeriggio Di Italia UNO!” già da un po’ e quel “Prossimamente” che scrivono suona tanto come una minaccia, anche perché da quel che ho capito sembrano tre programmi orrendi probabilmente condotti da Enrico Papi, quindi Addio al pomeriggio di Italia1.

Ieri sera è anche finita la saga di Harry Potter che la già nominata Italia1 aveva intelligentemente trasmesso ogni sabato sera (e per un asociale come me era perfetto). Ogni volta che li rivedo è una grande emozione e ogni volta la voglia di rileggere tutti i libri e rivedere di nuovo tutti i film, che ho negli anni raccolto in dvd (a parte i primi 3 che addirittura ho in VHS, mamma quanto sono vecchio!), è tanta. A questo giro per tamponare il vuoto lasciato ho deciso di iscrivermi finalmente a Pottermore (ovviamente sono stato smistato nei Corvonero, cosa che mi sentivo da quando avevo 11 anni!) e stanotte ho fatto i primi passi, ma non so se prenderla con serietà, magari più tardi ci rifaccio un salto.

La luce sta lentamente calando, ma qui non ancora so cosa fare per passare la giornata. So che dovrei vedere qualche specialistica o cercare meglio qualche impiego, ma posso cazzeggiare un po’ dopo 23 anni che studio?? I miei mi guardano già male ma AMEN.

Potrei recuperare qualche episodio di Veronica Mars, forse. Mi ero ripromesso di rivederlo tutto prima dell’uscita del film, ma a quanto pare l’Italia per un passo avanti che fa (parlo del meritatissimo successo de La Grande Bellezza), ne fa dieci indietro e qui il film non uscirà nei cinema ma solo in Digital Download (e chi li ha 4GB liberi sull’iPad per metterci un film??). A sfregio lo scaricherei su Emule o che so io, ma dopo il duro lavoro fatto per avere questo film, voglio contribuire al successo che spero avrà, quindi attendo diligentemente Maggio per il dvd, così da avere anche altro tempo per finire il rewatching (esisterà come termine?!) della serie!

Dato che la Parodi non ricomincerà a cucinare prima di domani alle 19:10 su Real Time (alla buon ora!), non resta che una soluzione: scrivere! I miei “romanzi” mi piace scriverli di notte quando sono maggiormente ispirato, però magari potrei scrivere qualcosa per il mio caro Blog che ho un po’ abbandonato quando ero sotto tesi. In effetti avrei un paio di cosette riguardanti i programmi che sto vedendo in questo periodo da varie piattaforme che già da un po’ vorrei esprimere al mondo; magari con un titolo enigmatico che dice tutto e non dice niente, giusto per attirare l’attenzione. Ma sì dai facciamo così!
Male che va posso sempre buttarmi dopo sugli ultimi episodi di Scandal e Elementary che devo ancora guardare, non trovate?


Vostro (Dr.) David

martedì 31 dicembre 2013

Film Visti 2013

Le serie tv sono in pausa (una luuuuuunga pausa) e con la fine dell’anno arriva anche il tradizionale momento (anche se l’ultimo l’ho scritto a maggio!) di guardarsi indietro e stilare la lista dei Film Visti 2013!
E’ stato un anno interessante, soprattutto ai suoi inizi; è andata bene con i film della domenica (durante la settimana troppi telefilm da vedere!), per un po’ ho continuato con le trilogie a ruota e ho visto qualche classicone che va visto almeno una volta nella vita. Negli ultimi tempi ho rallentato molto, ma ho recuperato con i film di Natale (o meglio usciti a Natale, è bene precisare!).
Vediamo un po’ allora!

The Truman Show: uno di quei classici famosissimi ma mai visti, vale la sua fama diciamo.

Il Re Leone: sotto le feste i Disney non possono mancare.

Il Re Leone 2: Uno dei pochi sequel che reggono il primo.

Il Re Leone 3: per farsi due risate ok, ma non era certo fondamentale farlo.

Thor: anno nuovo si continua con la saga dei Vendicatori. Non uno dei migliori, ma niente male.

The Avengers: è sempre una gioia per i sensi, Joss mi aspetto molto anche dal 2!

Quello che so sull'amore: come ormai tradizione, senza farlo apposta, il primo film al cinema dell’anno deve essere una commedia banale. Una serie di attori famosi messi a caso in un film senza trama.

Django Unchained: Quentin lo sai che ti amo, non mi deludi mai.

Pitch Perfect: se siete dei Gleeks amerete questo film, io l’ho apprezzato molto, ottimi interpreti.

Les Miserables: due ore e mezzo quasi ininterrottamente di canzoni. Per chi è in grado di resistere a ciò è un ottimo prodotto, assolutamente ben fatto e un cast eccezionale!

Lincoln: un pezzo di storia americana che mi mancava, succede quasi tutto in una stanza con dei politici, pochissima azione, a me è piaciuto un sacco!

Noi Siamo Infinito: quando mi chiedono “Qual è il tuo film preferito?” ho sempre avuto dei dubbi proprio sulla domanda in sé. Troppe scelte, non si può. Dopo questo film potrei avere una risposta. Capolavoro. E' la mia storia.

Anna Karenina: la storia in sé è molto ma molto pesante, e io non ho neanche letto il romanzo, il modo in cui è girata questa versione però è da apprezzare, l’ambientazione teatrale è...diversa!

Il Mago di Oz: un grande classico americano, ovviamente bisogna guardarlo ricordandosi che è del 1939, una volta superato lo scoglio effetti speciali inquietanti è davvero carino!

Il Grande e Potente Oz: meglio il film del ’39 tutta la vita. Come ha fatto James Franco ad accettare un ruolo così stupido??

Il Signore degli Anelli I-II-III: capostipite di un genere che si fa riguardare (anche nelle versioni estese di 4 ore) sempre molto volentieri!

Hotel Transylvania: molto simpatico, senza troppe pretese.

Hop: né bello né brutto, inutile direi.

The Host: avevo dimenticato quanto fosse avvincente questa storia. Degna trasposizione per un romanzo davvero interessante che è troppo spesso messo in ombra dalla saga di Twlight (stessa autrice n.d.r.).

Paranorman: un film d’animazione, si ride si passa il tempo, non male.

Frankenweenie: date le premesse è stato un po’ deludente, ma a tratti dolce.

Ralph Spaccatutto: molto molto carino, certi personaggi di videogiochi geniali!

Bianca come il latte, Rossa come il sangue: un film adolescenziale italiano, meglio di Moccia sicuramente. Penso che il libro sia molto meglio comunque.

Iron Man 3: Tony Stark è sempre il migliore! Il finale però un po’ caotico e dai risvolti che lasciano perplessi.

Hansel e Gretel - Cacciatori di Streghe: inaspettatamente interessante!

L'uomo con i pugni di ferro: stupido, senza senso, squartamenti e donne letali. Ho adorato..E poi c’è Lucy Liu!

Il Grande Gatsby: perfetta trasposizione del libro di Fitzgerald, ma forse il problema è proprio la storia in sé.

Star Wars I-VI: a 22 anni sono riuscito a vedere tutti e 6 i film di Star Wars. Forse è stato questo il problema, ho aspettato troppo, potrei direi una bestemmia colossale quindi non mi sbilancio troppo. Da vedere sicuramente in ogni caso!

Stuart Little: un classico che fa sempre sorridere.

Una Notte da Leoni 3: il primo era fantastico, il secondo orrendo, non guardate il terzo, è anche peggio!

Notting Hill: un altro di quei classici che mi mancava, commedia inglese perfetta!

Il Lato Positivo: uno dei film migliori dell’anno, meritava tutti i premi che ha vinto e non. Da non perdere.

Beautiful Creatures - La Sedicesima Luna: non riesco mai a resistere all’ennesima saga letteraria trasposta in film che sperano, senza successo, di eguagliare il colpo di Twilight! E non è neanche male!

Warm Bodies: l’accostamento a Twilight è totalmente forzato, per essere uno zombie movie senza senso si fa guardare, non vi aspettate un capolavoro ovviamente.

Now You See Me: ammaliante! C’è poco altro da dire.

Struck by Lightning: un caso in America, idea e protagonista Chris Colfer di Glee, decisamente mediocre e senza quei grandi risvolti filosofici che crede di avere. Naaah.

Harry ti presento Sally: altro classico degno del suo nome. Mi è davvero piaciuto tanto. Ogni scena era memorabile, ogni frase un aforisma. Un cult che vale.

Wolverine l'Immortale: Hugh Jackman inizia ad invecchiare e si vede, la storia è anche un po’ banale, però Wolverine è Wolverine. Avrei preferito però legami maggiori col precedente film. In attesa del prossimo!

Monsters University: bellissimo prequel, I personaggi sono tutto.

Shadowhunters - Città di Cenere: da fan sfegatato dei libri ammetto che ero molto restio a questo film e certe perplessità mi sono rimaste, però non è brutto, non ha meritato l’insuccesso che ha avuto. Hanno sbagliato a renderlo troppo adolescenziale quando il suo genere è lo young-adult. Spero abbiano imparato la lezione per un possibile seguito.

Percy Jackson - Il mare dei mostri: ci piace Percy, non sarà mai il nuovo Harry Potter, ma ci piace.

Corpi da reato: Commedia delirante con Sandra Bullock e Melissa McCarthy, è quello che ci si aspetta che sia, ottimo per un sabato sera apatico in casa.

The Amazing Spider-man: fan della prima trilogia ero molto restio a vedere questo nuovo reboot, ma alla fine mi ha convinto, senza allargarsi troppo però!

Machete: troppo troppo troppo stupido. Sangue e violenza a caso. Un capolavoro della commedia demenziale!

21 Jump Street: Channing Tatum dimostra sempre di più di non essere solo un bel tipo, molto carino e sono curioso di vedere il sequel.

i Croods: quando vedo un film d’animazione torno un bimbo, piango e rido di continuo, ovviamente se il film merita..e questo merita!

Una piccola impresa meridionale: dopo il sorprendentemente bello Basilicata Coast to Coast apprezzo ancora di più Rocco Papaleo, bravissimo attore comico che non deve cadere nel volgare per far divertire. Buono.

Machete Kills: meglio il primo, ma quanto ha stupidità lo batte.

Kick-Ass 2: mi è piaciuto molto il primo, questo secondo non aveva senso. Se si vuole usare della violenza brutale e gratuita è meglio farla in stile divertente alla Machete che in questo modo che disgusta soltanto.

Thor - The Dark World: meglio del primo. C’è molta più storia e scene interessanti..e si ride moltissimo!

Stai lontana da me: Brignano mi piace tanto come comico, come attore proprio no. NO.

Hunger Games - la ragazza di fuoco: di nuovo un ottimo adattamento dalla carta allo schermo seguendo al meglio le linee della storia. Il che un po’ mi dispiace perché se fanno così pure per il terzo è la fine (per una volta nella vita vorrei che cambiassero il finale di un libro).

Una famiglia perfetta: se proprio volete vedere un film italiano sotto Natale questo ha la mia benedizione.

Come ti spaccio la famiglia: non è la solita commedia stupida è vero, però neanche il capolavoro che tanto mi avevano millantato.

Lo Hobbit - un viaggio inaspettato: spero di riuscire a vedere il 2, quanto al primo resto della mia prima opinione: ben fatto ma forzatamente lungo.

Frozen - il regno di ghiaccio: una prima parte piuttosto infantile e che lascia diversi punti interrogativi,canzoni belle ma un po’ lunghette, poi però prende davvero il via e diventa proprio un bel cartone Disney che ci fa sentire bambini per un’oretta.

I sogni segreti di Walter Mitty: dico solo che mi ha lasciato con un sorriso ebete in faccia. Provare per credere!


Non mi resta che Augurarvi un Buono e si spera-sempre-migliore Anno a tutti!!


Vostro David